LE EMOZIONI DURANTE IL PERCORSO DI CURA

La diagnosi di malattia oncologica viene spesso definita dai pazienti come un terremoto, che arriva
all’improvviso, sconvolgendo completamente la quotidianità.
La malattia richiede al paziente un nuovo modo di ascoltarsi, di prendersi cura di sé, di strutturare il
proprio tempo.
La malattia è un’esperienza soggettiva per cui le emozioni e le sensazioni cambiano da persona a
persona. Il proprio carattere e le proprie esperienze incidono su come verranno affrontate e gestite le
difficoltà.
Non ci sono delle “ricette” per affrontare la malattia che vadano bene per tutti, ogni paziente imparerà
a gestire le proprie emozioni, i problemi e la complessità di tale evento strada facendo, attraverso una
sempre maggiore conoscenza di come il proprio corpo reagisce, di come funziona il Day Hospital e
il reparto, di come relazionarsi al personale medico ed infermieristico.
E’ importante che il paziente cerchi di trovare delle nuove soluzioni di adattamento per questo
momento della vita, prendendosi cura delle nuove esigenze del corpo e del benessere psicologico,
attraverso le proprie risorse e grazie al sostegno delle persone che si avranno al proprio fianco.
L’ U.O.C. di Ematologia, grazie al sostegno di AIL, e alla disponibilità del Prof. Trentin, direttore
dell’Unità operativa, mette a disposizione la possibilità di accedere al supporto psicologico attraverso
la mia professionalità come psicologa, psicoterapeuta ed esperta in psiconcologia.
Vorrei porre al centro dell’approfondimento le emozioni che i pazienti affrontano durante tutto il
percorso di malattia.
Le emozioni più frequenti che il paziente può trovarsi a vivere in questa fase della vita, sono
incredulità, rabbia, tristezza, ansia, colpa e molte altre.
Queste emozioni si potrebbero presentare in maniera molto intensa per poi sparire ma anche alternarsi
nella stessa giornata.
Tutte le emozioni vanno bene, è importante imparare ad ascoltarle, non averne paura e trovare il modo
di esprimerle.
La manifestazione delle proprie emozioni permette la liberazione da sentimenti interni di tensione e
malessere altrimenti difficilmente gestibili.
Potrebbe essere utile chiedere il supporto di uno specialista (psicologo, psicoterapeuta o psichiatra)
quando l’intensità e la durata di queste emozioni interferiscono nello svolgimento della vita
quotidiana.
Di seguito approfondirò le emozioni principali che il paziente oncoematologico si trova a vivere,
ovviamente senza mai dimenticare le migliaia di sfumature che appartengono all’unicità di ogni
persona.

L’incredulità è una delle prime emozioni che emergono soprattutto nel momento della diagnosi. Non
si può essere preparati ad una diagnosi come quella di tumore e quindi sarà normale dirsi “Non è
possibile”, chiedersi se c’è stato un errore, sentirsi totalmente sotto shock, confusi.
In queste situazioni potrebbe capitare di non riuscire a cogliere bene le parole del medico, come se la
mente si chiudesse per proteggersi, come se fosse troppo impegnativo ascoltare quelle spiegazioni
fornite dal medico.
In questa situazione spesso può essere d’aiuto farsi accompagnare da una persona di fiducia alle visite,
in due le informazioni raccolte possono essere più accurate.
Inoltre può essere utile scrivere in un quadernino le domande che si vogliono porre e le informazioni
che verranno fornite.
La rabbia è un’altra emozione che può comparire durante tutto il percorso di cura, in tutte le sue
sfumatura: ci si può sentire irritabili, irrequieti, intolleranti verso gli altri, rabbiosi con se stessi o con
il mondo. A volte ci si potrebbe sentire arrabbiati con i medici, a volte con i familiari ed è normale
anche sentire di provare invidia verso le persone che stanno bene.
E’ importante non vergognarsene, sono reazioni emotive comuni e normali.
La rabbia, come tutte le emozioni, ha una sua funzione: ci fornisce la motivazione e le energie per
affrontare le situazioni che non piacciono e che si reputano ingiuste.
Questa rabbia spesso nasce dal sentire di stare vivendo un’ingiustizia, una sospensione dei propri
obiettivi di vita e capiterà di prendersela involontariamente con coloro che ci stanno vicino.
Per questo parlare con i propri cari dei vissuti, aiuta a capire cosa si sta provando e accogliere con più
indulgenza la propria rabbia.
Accettare la rabbia permetterà di non dirigerla contro qualcuno ma trasformarla in forza per affrontare
le cure.
Attenzione l’aggressività non è un’emozione, è un comportamento. L’aggressività non è un modo
sano di esprimere la rabbia, perché a dispetto delle grande confusione che fa, è un comportamento
passivo in quanto non modifica in meglio la situazione problematica, anzi la peggiora.
Può essere che durante il percorso di malattia e cura si possa vivere l’emozione della tristezza,
sentendosi in alcuni momenti abbattuti e anche angosciati. Queste emozioni nascono da pensieri legati
a quello che si è perso o si perderà a causa del tumore, al trattamento e agli effetti che avrà su di sé,
all’idea di perdere il lavoro, alle implicazioni economiche, alla perdita dei capelli, ecc.
La principale espressione di questa emozione avviene con il pianto.
In relazione a questa emozione, è importante accettarla e sfogarla. Il pianto permette al nostro corpo
di liberare quelle sostanze che esso stesso produce in situazioni di stress.
E’ importante svolgere delle piccole attività anche se non si ha voglia, rispettando il proprio corpo e
il bisogno di riposare: fare delle brevi passeggiate all’aria aperta, provare a leggere per brevi periodi,
fare una telefonata, guardare un film piacevole, fare un cruciverba o un puzzle, disegnare, colorare
dei mandala. Riprendere in mano le cose che ci piaceva fare o crearne di nuove più adatte al proprio
stare di oggi.
Un’altra tecnica che si può mettere in pratica quando arrivano i pensieri negativi è riequilibrare il
pensiero. Questo non significa fare pensieri a tutti i costi positivi, fare l’ottimista, ma cercare di
aggiungere a quel pensiero negativo un ma…seguito da un pensiero positivo, un pensiero propositivo,
di speranza.
Questi propositi richiederanno energia e impegno ma daranno i suoi frutti.

Durante il percorso potrebbe emergere la paura, per l’attesa degli esiti, l’inizio della terapia,
l’assunzione di un farmaco o la comparsa di un sintomo.
E’ normale essere preoccupati.
La paura è quell’emozione che si manifesta di fronte ad un pericolo e che ci mette in allerta, mobilita
una quota di energie che spinge alla fuga o all’attacco. Quindi è evidente quanto sia importante questa
emozione ma a volte è necessario tenerla a bada.
Conoscere alcuni aspetti della malattia e della cura aiuta ad avere controllo su di essa. Per cui può
essere importante chiedere al personale medico ed infermieristico le informazioni che servono a
capire meglio tutto ciò che si affronta durante il percorso di cura. Alcuni studi hanno dimostrato che
essere bene informati sui trattamenti e sulla malattia permette di essere più consapevoli di quello che
accade intorno e di reagire più positivamente.
L’ansia è un’altra emozione che è spesso presente durante tutto il percorso di cura.
L’ansia è quell’emozione che porta a fare pensieri che anticipano in maniera apprensiva un pericolo:
il dolore che può causare una terapia, l’esito di un esame, l’evoluzione della malattia.
Questi pensieri sono messi in atto ripetutamente nel tentativo di risolvere il problema ma invece
paradossalmente lo alimentano.
Se infatti si trascorre troppo tempo a preoccuparsi, si rischia di perdere di vista l’obiettivo principale
e di non considerare le strategie e i comportamenti che potrebbero guidare verso una migliore qualità
della vita.
Le pre-trattino-occupazioni sono per definizione qualcosa che occupa la mente ma che non risolve il
problema, e si manifestano attraverso rimuginii, dubbi, fastidi, paure, rabbia.
Se si hanno delle pre-occupazione è giusto prendersi del tempo per pensarci ma poi provare a
chiuderle in un cassetto e non pensarci più.
Le più comuni manifestazioni dell’ansia sono: alterazione del sonno, mancanza di concentrazione
come avere la nebbia in testa, accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, respiro
affannoso, sudorazione, nausea, ecc.
In questi momenti è importante cercare di rilassarsi. Ognuno durante la vita ha sperimentato momenti
caratterizzati da forte ansia e ha trovato le proprie strategie per tenerla a bada. Può essere utile provare
a sperimentare se, anche in questa situazione, sono utili, altrimenti cercarne altre.
Ad esempio concentrando il proprio pensiero sul respiro e provando prima ad ascoltarlo e poi a
rallentarlo. Concentrarsi sul respiro aiuta a staccare il pensiero dalle preoccupazioni.
Oppure, se le proprie condizioni fisiche lo permettono, si può uscire all’aria aperta a fare due passi,
guardarsi intorno, ascoltare l’effetto dell’aria o del sole sulla pelle. O ancora ascoltare una musica che
piace, preparare una ricetta che si ama, ecc.
Spesso sono state d’aiuto ai pazienti alcune tecniche di rilassamento che propongo durante i colloqui
di sostegno psicologico.
Un’altra emozione comune che ho osservato spesso nei pazienti è la colpa. Dal momento in cui si
viene a conoscenza del cancro, è possibile che inizino a sorgere pensieri relativi alle cause. Alcune
persone pensano che la colpa sia propria, che l’accumularsi dello stress, delle preoccupazioni e delle
tensioni della vita abbiano favorito l’insorgere del cancro. Nessuna ricerca ha fino ad ora trovato le
cause certe di molti tumori e quindi non hanno neanche dimostrato che lo stress sia una causa diretta.
Ma è noto, grazie agli studi psico-neuro-endocrino-immunologia, che lo stress può influire sul proprio

benessere psicofisico. Per cui risulta importante poter trovare il modo per ridurre gli stressor e
imparare a gestire lo stress.
Può essere importante far derivare dalla colpa un’opportunità di cambiamento. Decidere
consapevolmente di voler cambiare i modi disfunzionali di affrontare la vita, dando un nuovo peso
alle cose, più realista e adeguato.
Fondamentale in generale nella vita, e ancora di più in un percorso così complesso come quello di
malattia oncoematologica, imparare a conoscere, esprimere e accettare tutte le emozioni che
proviamo, senza censurarle, perché ognuna di esse ha una funzione positiva.
Se si osserva che questi stati emotivi persistono in modo intenso durante la giornata e per lungo
tempo, è importante che, come ci si prende cura del corpo andando dal medico, ci si curi del proprio
benessere psicologico, andando da un professionista della salute mentale.

Per maggiori informazioni su chi sono segui il link: https://www.yleniabordin.it/chi-sono/

Articolo pubblicato nella rivista AILPADOVA n. 2/2023 https://ailpadova.it/